Rainer Maria Rilke,”Les roses” -” Las rosas”-”Die unschuldige Rose”

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Ne parlons pas de toi. Tu es ineffable
selon ta nature.
D’autres fleurs ornent la table
que tu transfigures.

On te met dans un simple vase -,
voici que tout change :
c’est peut-être la même phrase,
mais chantée par un ange.

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No hablemos de ti. Eres inefable
por naturaleza.
Otras flores adornan la mesa
que tú transfiguras.

Te ponen en un simple jarrón -,
y he aquí que todo cambia:
es la misma frase, quizás,
pero cantada por un ángel.
–––––-

Sprechen wir nicht von dir.
Du bist deiner Natur nach unaussprechlich.
Andere Blumen schmücken die Tafel,
du verklärst sie.

Man stellt dich in eine Vase –
und schon wandelt sich alles:
es ist vielleicht die gleiche Vase Melodie,
aber gesungen von einem Engel.

Percy Bysshe Shelley ,”Tempo” – ”Time”

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Mare insondabile! le cui onde sono anni,
Oceano del tempo, le cui acque di profonda pena
sono salmastre per il sale delle lacrime degli umani.
Tu diluvio inarginabile, che nel tuo flusso e riflusso
cingi i limiti di cio che e mortale,
e nauseato di prede, eppure gridi per una ancora,
e vomiti i tuoi relitti sulla sponda inospitale,
infido nella bonaccia, e terribile nella tempesta,
chi mettera gemme su di te,
mare insondabile ?
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Unfathomable Sea! whose waves are years,
Ocean of Time, whose waters of deep woe
Are brackish with the salt of human tears!
Thou shoreless flood, which in thy ebb and flow
Claspest the limits of mortality,
And sick of prey, yet howling on for more,
Vomitest thy wrecks on its inhospitable shore;
Treacherous in calm, and terrible in storm,
Who shall put forth on thee,
Unfathomable Sea?

Charles Baudelaire,”La musique”

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La musique souvent me prend comme une mer !
Vers ma pâle étoile,
Sous un plafond de brume ou dans un vaste éther,
Je mets a la voile ;

La poitrine en avant et les poumons gonflés
Comme de la toile,
J’escalade le dos des flots amoncelés
Que la nuit me voile ;

Je sens vibrer en moi toutes les passions
D’un vaisseau qui souffre ;
Le bon vent, la tempete et ses convulsions

Sur l’immense gouffre
Me bercent. D’autres fois, calme plat, grand miroir
De mon désespoir !

Ingeborg Bachmann,” Cazi, inimă”-”Cadi, cuore ”-”Fall ab, Herz”

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Cazi, inimă din pomul timpului,
voi frunze, cădeţi din ramurile reci
pe care le îmbrăţişa odinioară soarele,
cădeţi, cum lacrimi cad din ochiul lărgit!

Încă flutură zile întregi în vînt şuviţa
peste fruntea bronzată a zeităţii locului,
cînd sub cămaşă pumnul deja
apasă rana larg deschisă.

De aceea fii tare, cînd spatele fraged al norilor
se apleacă iar înspre tine,
ia-l pentru nimic, cînd Hymettos
îţi umple încă o dată fagurii.

Căci puţin preţuieşte localnicul un pai în secetă,
puţin e o vară în faţa marii noastre seminţii.

Şi ce dovedeşte inima ta?
Între ieri şi mîine pulsează
neauzită şi străină,
iar ceea ce bate
e deja căderea ei în timp.

-traducerea – Dan Dănilă-
––––––

Cadi, cuore, dall’albero del tempo,

cadete, voi foglie, dai rami gelati,

che un tempo il sole baciò,

cadete, come le lacrime cadono dall’occhio sbarrato!

Il ricciolo svolazza ancora per tutto il giorno al vento

intorno alla fronte abbronzata della terra di Dio,

sotto la camicia preme il pugno

la ferita già aperta.

Per questo sii duro, quando il leggero dorso delle nuvole

si piega al tuo cospetto ancora una volta,

non rifiutare, quando le favi dell’Imetto

ancora una volta ti riempiono.

Poiché poco serve al contadino uno stelo nell’aridità,

poco un’estate di fronte alla nostra grossa stirpe.

E cosa manifesta già il tuo cuore?

Oscilla tra ieri e domani,

silenzioso ed estraneo,

e ciò che segna,

è già la sua caduta dal tempo.
–––––––-

Fall ab, Herz vom Baum der Zeit,
fallt, ihr Blätter, aus den erkalteten Ästen,
die einst die Sonne umarmt’,
fallt, wie Tränen fallen aus dem geweiteten Aug!

Fliegt noch die Locke taglang im Wind
um des Landgotts gebräunte Stirn,
unter dem Hemd preßt die Faust
schon die klaffende Wunde.

Drum sei hart, wenn der zarte Rücken der Wolken
sich dir einmal noch beugt,
nimm es für nichts, wenn der Hymettos die Waben
noch einmal dir füllt.

Denn wenig gilt dem Landmann ein Halm in der Dürre,
wenig ein Sommer vor unserem großen Geschlecht.

Und was bezeugt schon dein Herz?
Zwischen gestern und morgen schwingt es,
lautlos und fremd,
und was es schlägt,
ist schon sein Fall aus der Zeit.

Ingeborg Bachmann,” Spiegami, Amore”-”Erklär mir, Liebe”

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Lieve il tuo cappello si leva, saluta, fluttua nel vento,
il tuo capo scoperto ha incantato le nuvole,
il tuo cuore ha da fare altrove,
la tua bocca s’annette nuovi idiomi,
l’erba tremolina si propaga nei campi,
Di aster, soffiando, l’estate attizza e spegne il fuoco,
e tu sollevi il volto accecato dai fiocchi,
ridi e piangi e a causa tua soccombi,
cos’altro mai puo accaderti –

Spiegami, Amore!

Il pavone, in solenne stupore, fa la ruota,
la colomba rialza il suo bavero di penne,
satura del tubare, si distende l’aria,
grida il maschio dell’anatra, di miele selvatico s’impregna tutto il paese, anche nel parco ben disposto ogni aiuola ha cinto
una polvere d’oro.

Rosso si fa il pesce, supera il banco
e si tuffa tra grotte nel letto di coralli.
Su musica di sabbia argentea timido danza lo scorpione,
da lungi il coleottero fiuta la maestosa;
avessi questo suo senso, sentirei anch’io
sotto la sua corazza il bagliore di ali
e m’incamminerei verso il lontano cespuglio di fragole!
Spiegami, Amore!

L’acqua sa parlare,
l’onda prende l’onda per mano,
nella vigna s’ingrossa l’uva, si spacca e cade.
E quanto priva di malizia la chiocciola lascia la sua casa!

Una pietra sa come ammorbidirne un’altra!

Spiegami, Amore, cio che non so spiegare:
dovrei passare questo breve orribile tempo
soltanto con pensieri e, caso isolato,
non conoscere amore né far nulla che amore sia?
Si e costretti a pensare? Non si avverte la mancanza di chi pensa?

Tu dici: un altro spirito conta su di lui.
Non spiegarmi nulla. Vedo la salamandra
attraversare ogni fuoco.
Non un fremito la scuote e nulla le da dolore.
-Traduzione di Anna Maria Curci-
–––––––
Dein Hut lüftet sich leis, grüßt, schwebt im Wind,
dein unbedeckter Kopf hat’s Wolken angetan,
dein Herz hat anderswo zu tun,
dein Mund verleibt sich neue Sprachen ein,
das Zittergras im Land nimmt überhand,
Sternblumen bläst der Sommer an und aus,
von Flocken blind erhebst du dein Gesicht,
du lachst und weinst und gehst an dir zugrund,
was soll dir noch geschehen –

Erklär mir, Liebe!

Der Pfau, in feierlichem Staunen, schlägt sein Rad,
die Taube schlägt den Federkragen hoch,
vom Gurren überfüllt, dehnt sich die Luft,
der Entrich schreit, vom wilden Honig nimmt
das ganze Land, auch im gesetzten Park
hat jedes Beet ein goldner Staub umsäumt.

Der Fisch errötet, überholt den Schwarm
und stürzt durch Grotten ins Korallenbett.
Zur Silbersandmusik tanzt scheu der Skorpion.
Der Käfer riecht die Herrlichste von weit;
hätt ich nur seinen Sinn, ich fühlte auch,
daß Flügel unter ihrem Panzer schimmern,
und nähm den Weg zum fernen Erdbeerstrauch!

Erklär mir, Liebe!

Wasser weiß zu reden,
die Welle nimmt die Welle an der Hand,
im Weinberg schwillt die Traube, springt und fällt.
So arglos tritt die Schnecke aus dem Haus!

Ein Stein weiß einen andern zu erweichen!

Erklär mir, Liebe, was ich nicht erklären kann:
sollt ich die kurze schauerliche Zeit
nur mit Gedanken Umgang haben und allein
nichts Liebes kennen und nichts Liebes tun?
Muß einer denken? Wird er nicht vermißt?

Du sagst: es zählt ein andrer Geist auf ihn …
Erklär mir nichts. Ich seh den Salamander
durch jedes Feuer gehen.
Kein Schauer jagt ihn, und es schmerzt ihn nichts.

Anna Achmatova

Ho colto gigli splendidi e profumati,
pudicamente chiusi,
come una schiera di fanciulle innocenti.
Dai tremuli petali,
bagnati di rugiada,
ho bevuto profumo,
felicita’, pace.

Il cuore batteva e tremava,
come per un dolore.

I pallidi fiori dondolavano la corolla,
di nuovo sognavo quella lontana
liberta’,
quel paese dove sono stata con te.

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Luis García Montero,” Benché tu non lo sappia ”

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Come la luce di un sogno,
che non appare nel mondo ma esiste,
così ho vissuto io,
illuminando
quella parte di te che non conosci,
la vita che hai passato insieme ai miei pensieri.

E benché tu non lo sappia, io ti ho visto
attraversare la porta senza dire no,
chiedermi un portacenere, curiosare tra i libri,
rispondere al desiderio delle mie labbra
con le tue labbra di whisky,
seguire i miei passi fino alla camera.
Abbiamo anche parlato
sul letto, senza fretta, molte sere,
questo letto d’amore che non conosci,
lo stesso che rimane
freddo quando parti.

Benché tu non lo sappia ti inventavo con me,
facemmo mille progetti, passeggiammo
per tutte le città che ti piacciono,
ricordammo canzoni, scegliemmo rinunce,
imparando entrambi a convivere
tra la realtà e il pensiero.

Spiata all’ombra del tuo orario
o nella notte di un bar con mia sorpresa.
Così ho vissuto io,
come la luce del sogno
che non ricordi quando ti svegli.

-Traduzione di Alessandro Ghignoli-
–––––

Y aunque tú no lo sepas

Como la luz de un sueño,
que no raya en el mundo pero existe,
así he vivido yo
iluminado
esa parte de ti que no conoces,
la vida que has llevado junto a mis pensamientos.

Y aunque tú no lo sepas, yo te he visto
cruzar la puerta sin decir que no,
pedirme un cenicero, curiosear los libros,
responder al deseo de mis labios
con tus labios de whisky,
seguir mis pasos hasta el dormitorio.
También hemos hablado
en la cama, sin prisa, muchas tardes
esta cama de amor que no conoces,
la misma que se queda
fría cuanto te marchas.

Aunque tú no lo sepas te inventaba conmigo,
hicimos mil proyectos, paseamos
por todas las ciudades que te gustan,
recordamos canciones, elegimos renuncias,
aprendiendo los dos a convivir
entre la realidad y el pensamiento.
Espiada a la sombra de tu horario
o en la noche de un bar por mi sorpresa.
Así he vivido yo,
como la luz del sueño
que no recuerdas cuando te despiertas.

Santo Lo Curzio, ”Gli ucelli”

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E tu sai che le mie mani sono ombre infinite sulla tua pelle lontana
sai come pendono i grappoli di fiori rosa dal mio pergolato
conosci i gelsomini e le citronelle che si inerpicano sui tetti di canne
si, tu sai perchè scrivevi qui sotto i filari di noci, di oleandri
nell’ove nulla è cambiato fintanto che tu immagini così la campagna
ed io da qui ti scrivo, da queste pampine d’autunno rosso
da queste vigne senza frutto, da queste piogge violente e torrenziali
mi leggerai, custodirai questi fogli gialliti di tempo vano?
Si gonfierà ancora il tuo cuore della musica dei miei versi
anche se nulla cantano di nuovo dopo l’esplosione delle stelle pazze
anche se la piena del fiume è rientrata nell’alveo brunito
anche se il cavallo del cuore non s’impenna più ma trotta e guarda.
e tu sai che ora questo cielo non è mai sgombro d’uccelli.